Recentemente mi sono imbattuto in due cose meravigliose. La prima, una serie di foto scattate in Pakistan da un giovane, pluripremiato, fotografo, Muhammed Muheisen.
La seconda, un piccolo saggio di Marina Keegan, pieno di speranza, gioia di vivere e quel senso di fratellanza e comunità che si ha solo a vent’anni.
Entrambe le cose hanno un risvolto tragico, scontato nel caso delle fotografie di Muhammed, visto che ci si immagina la probabile fine che potranno fare i ragazzini da lui ritratti, meno scontato ma ugualmente raggelante nel secondo – Marina infatti è poi morta in un incidente stradale cinque giorni dopo il suo graduation day, conferendo una certa potenza a queste sue ultime parole.
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