best sensor ever (italian)

Mi riferisco al sensore della D850 (ma il discorso vale anche per le Fuji medio formato, o qualsiasi altro mostro Sony mirrorless da 40 e passa megapixel).

Ho sottomano un paio di file raw che Daniele mi ha passato, scattati con Nikon D850 e due tra i migliori obiettivi sul mercato (Sigma 50mm f/1.4 e 14mm f/1.8).

Li ho processati a mio piacimento, aspettandomi qualcosa di stupefacente, un po’ come quando passai da Nikon D7000 a D600 e trovai dei file malleabili, perfetti come resa colore, con un rumore organico, tanto che pure le foto del niente mi parevano da galleria d’arte. E invece, l’esperienza mi ha lasciato del tutto indifferente.

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bari (italian)

Ho lasciato Bari tanti anni fa. Resta la mia città adottiva, e quando ci ritorno una volta ogni tanto, mi piace girovagare senza meta, incontrare vecchi amici, sentire la brezza marina, riscoprire situazioni e luoghi che non sono cambiati chissà quanto.

Fermata dell'autobus (1/200 sec. at f/5.6, ISO 400, 28 mm).

Fermata dell'autobus (1/200 sec. at f/5.6, ISO 400, 28 mm).

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geopaesaggi

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Ho conservato questo quadernino giallo per non so quanto tempo. E’ il classico quadernino da geologo di campagna, con pagine robuste e resistenti all’acqua.

I veri geologi lo usano per registrare note e campioni di roccia, disegnare affioramenti, e magari anche abbozzare un fumetto di tanto in tanto.

Io non sono un vero geologo ma mi e’ capitato di visitare luoghi interessanti; ho pensato che questo quadernino fosse quanto mai adatto per raccogliere i miei geopaesaggi.

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bimba che salta

C’era una bimba che saltava sul letto ieri.

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genitori secondo cito

A maggio scorso ho assistito a una presentazione di Francesco Cito, noto fotografo italiano. Tra i vari progetti mostrati c’era anche “Coma”, in cui raccontava, attraverso immagini piatte e struggenti, la normalità che circonda dei ragazzi entrati in coma irreversibile.

E la normalità sarebbe quella di parenti e amici che festeggiano i compleanni, cambiano e puliscono i loro ragazzoni trentenni regrediti a un livello pre-infantile.

Padre e figlia, ottobre 2014.

L’interpretazione di Cito sarebbe che: le mamme, loro sono anche contente di pulire i pannolini e cambiare i loro ragazzoni, perché è come un riavvicinarsi a quei momenti felici dell’infanzia in cui il bambino ha un bisogno morboso di loro. I papà invece si allontanano; e il motivo per cui lo fanno è che i papà (tutti quanti eh, nessuno escluso) riversano sui figli idee e aspirazioni mancate e quindi vedono i figli come proseguimento della loro esistenza o realizzatori di sogni mancati. E quando il figlio diventa un vegetale allora se ne disinteressano, e si allontanano.

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essere giovani

Recentemente mi sono imbattuto in due cose meravigliose. La prima, una serie di foto scattate in Pakistan da un giovane, pluripremiato, fotografo, Muhammed Muheisen.

La seconda, un piccolo saggio di Marina Keegan, pieno di speranza, gioia di vivere e quel senso di fratellanza e comunità che si ha solo a vent’anni.

Entrambe le cose hanno un risvolto tragico, scontato nel caso delle fotografie di Muhammed, visto che ci si immagina la probabile fine che potranno fare i ragazzini da lui ritratti, meno scontato ma ugualmente raggelante nel secondo – Marina infatti è poi morta in un incidente stradale cinque giorni dopo il suo graduation day, conferendo una certa potenza a queste sue ultime parole.

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presentazione circolo fotografico

A settembre 2013 ho fatto una presentazione delle mie foto al circolo fotografico di San Donato. Ero parte del circolo da un anno, e mi pareva una cosa da fare sia per contribuire alla vita del circolo, sia per mettere alla prova del pubblico alcune delle mie foto. L’obiettivo era di raccontare brevemente da dove venissi, fotograficamente parlando, e mostrare alcune delle foto più care o dotate di una qualche qualità che potesse essere apprezzata anche da altri. Non ho fatto una presentazione appariscente, non c’erano effetti o transizioni speciali né una colonna sonora; ci ho parlato su, cercando di collegare con una narrativa i gruppi di foto che avevo scelto. Anche se difficile riportare per scritto quella che avevo pensato come esposizione orale, ci provo, anche per fermare nel tempo il mio primo ‘outing’ fotografico.

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presentazione circolo fotografico parte 2

A settembre 2013 ho fatto una presentazione delle mie foto al circolo fotografico di San Donato. Ero parte del circolo da un anno, e mi pareva una cosa da fare sia per contribuire alla vita del circolo, sia per mettere alla prova del pubblico alcune delle mie foto. L’obiettivo era di raccontare brevemente da dove venissi, fotograficamente parlando, e mostrare alcune delle foto più care o dotate di una qualche qualità che potesse essere apprezzata anche da altri. Non ho fatto una presentazione appariscente, non c’erano effetti o transizioni speciali né una colonna sonora; ci ho parlato su, cercando di collegare con una narrativa i gruppi di foto che avevo scelto. Anche se difficile riportare per scritto quella che avevo pensato come esposizione orale, ci provo, anche per fermare nel tempo il mio primo ‘outing’ fotografico.

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networked photography (italian)

Di Craig Mod mi ricordo la recensione della GF1 (trekking in himalaya, fotografie molto belle scattate con quella che all’epoca era un piccolo gioiello che poi mi convinse ad andare mirrorless e abbandonare – anche se solo temporaneamente – le reflex).

Adesso è diventato un’opinionista, scrive e pontifica (addirittura sul New Yorker!) e francamente mi sta iniziando a stare un po’ sulle palle. Avete letto questo ultimo suo pezzo che è stato ovviamente ripreso da tutti i tecnofili boriosi e hipster come John Gruber etc:

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365 valentina (italian)

In questo periodo tutti (ma principalmente gli anglosassoni, e di conseguenza anche noi italiani a seguire come pecorelle) fanno la corsa a riassumere quello che è stato dell’anno passato e raccontare i propositi per il nuovo anno.

Io non so’ americano né mi piace fare la pecora, ma stavolta mi ci metto pure io: non a raccontare o fare un riassunto di quello che è stato, né in modo particolare pormi degli obiettivi per il nuovo anno, ma una piccola cosa sì, quello vorrei raccontarlo.

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progetti fotografici

Lo dico prima: questa non è una traduzione letterale del pezzo che ho scritto in inglese. Non sono un traduttore, e quando scrivo in inglese ho un certo vocabolario ed espressioni che mi vengono e che se mi mettessi a tradurre letteralmente in italiano farei delle schifezze. Questa cosa vale anche al contrario ovviamente. Questo il motivo per cui un sacco di miei post sono scritti o in inglese o in italiano; a seconda di come mi sento li scrivo in una lingua o l’altra e li lascio così. Questa volta però mi premeva esprimere il concetto sia in inglese che italiano.

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architetti al lavoro

For an introduction to this little photo essay see Photographic Projects.

Un sabato mattina a Parma c’erano degli architetti al lavoro.



Nel frattempo, Valentina imparava il mestiere.

Arrivata l’ora della merenda, c’era da fare i conti con Spritz.


Negli stessi giorni, si narrava di una fantomatica Nikon digitale che faceva omaggio alle classiche reflex del passato — come questa Nikon FM2 con 28mm AI-s.

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